Sono nata a Fiorenzuola e questo solo fatto dovrebbe assolvermi da qualsiasi implicazione letteraria, eppure scrivo, scrivo di me.
Ho sentito spesso parlare di vino rosso, ne parlava anche mia cugina in partenza per l’India, come si parla di un amore lasciato sul marciapiedi della stazione. Ho visto la sua faccia su una maglietta turistica, soddisfatta, come un albero in un pomeriggio di sole: al riparo dalla sua libertà.
Lucia: “Cosa mi manca di quella lingua di ragazzina ribelle e romantica, che sognava la città in sella a una bicicletta rossa col contropedale?
Per tre giorni ho giocato con uno studente impreparato che guarda il voto e aspetta inutilmente una domanda di riserva”.
“Sono a Bologna dopo aver passato qualche giorno in quel mare che mi è familiare. Presentarmi al mio tratto di riviera è facile: mi basta rimanere composta e non disturbare mentre gli altri parlano di me. Ma quando i miei piedi calzano scarpe eleganti, mi portano a scorazzare per le vie di questa città”.
“Mi sorride e io ripenso alla spiaggia, entro in casa infreddolita, temeraria e innamorata di lui. Rimango ad occhi chiusi, in costume, arresa al calore che ha stupito la mia adolescenza”.
Virgilio aspetta seduto davanti al cammino.
Le giovani indossano bikini naturalmente, io muoio di invidia e chiedo a Miss Liz (alla mia sinistra) di versarmi un anticipo sul conto per andare sul corso a fare lo shopping più shocko.
Chiara vegeta, il sole e la sabbia la rendono ancora più desiderabile, gli uomini le spalmano gli occhi addosso fino ad ustionarla.